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martedì 27 dicembre 2022

Poison Ivy

 

" Io? Sono un genio. Posso far comportare le piante come animali e trasformare gli animali in piante. E sono anche in parte vegetale. Non si vede. Ma io sono... Cosa sono? Io sono il "Regina di maggio, incoronata di foglie, fiori e spine. Sono speranza, bellezza e verità. Un simbolo di crescita nei tempi oscuri che ci attendono... Sono impossibile. Woodrue mi ha ucciso. Lo sai? Non so cosa mi abbia dato in quegli esperimenti universitari. Ma mi ha ucciso... ha ucciso lei... mi ha fatto nascere... Cosa sono? Sono Poison Ivy. "
 
 

Poison Ivy è l'alter ego preso dalla dottoressa Pamela Lillian Isley , eco-terrorista e nemica di spicco di Batman . Apparso per la prima volta in Batman 181 , è raffigurata come uno degli ecoterroristi più importanti del mondo, motivato da un'ossessione per le piante, la misandria, la botanica e l'ambientalismo estremista con il desiderio di salvare il mondo dai mali dell'uomo con ogni mezzo. necessario. Scienziata geniale e meta-umana con DNA vegetale ibridato, Poison Ivy usa piante mutanti, feromoni che piegano la volontà e tossine delle piante e il suo stesso flusso sanguigno per le sue attività criminali. Ivy ha anche sviluppato una relazione speciale con il collega cattivo Harley Quiin, con i due spesso raffigurati come complici ricorrenti, amici e, a volte, interessi amorosi.












 

Harley Quiin

 Tra tutti i personaggi ”rosa” della Dc Comics, Harley Quinn – alias Harleen Frances Quinzel – rappresenta quella più nota (e maggiormente imitata dalle cosplayer di tutto il globo). Conosciuta per essere la seconda metà del Joker, la pazza ex psichiatra di Arkham nata dalla fervida immaginazione di Paul Dini e Bruce Timm (l’esordio, datato 11 settembre 1992, è avvenuto nella serie tv animata Batman, nell’episodio Un piccolo favore della prima stagione) è divenuta arcinota grazie all’interpretazione, sul grande schermo, della splendida Margot Robbie. Codini biondi metà rosa e metà blu, shorts che più corti non si può, t-shirt striminzita e coloratissima, calze a rete strappate, Harley Quinn deve il suo nome ad un personaggio assai popolare della commedia dell’arte di casa nostra: Arlecchino. Tutto bello. Ma quali sono, in concreto, le origini di uno dei personaggi più contradditori e rivoluzionari dell’universo Dc Comics? La risposta arriva dal volume pubblicato in Itala dalla casa editrice Il castoro – che ha stretto una partnership proprio con il grande editore americano dei fumetti di alcuni dei più importanti supereroi: da Superman a Batman a Wonder woman – che già dal titolo promette bene: Harley Quinn, Gotham arrivo. Scritto dall’autrice canadese Mariko Tamaki con illustrazioni di Steve Pugh (scrittore e artista britannico), il libro a fumetti (traduzione di Carla Roncalli Di Montorio, 208 pagine a colori, 16,50 euro) è il racconto di come la ”nostra” dolce, folle donzella, appena adolescente, viene spedita a vivere nella rischiosa Gotham city (dove l’uomo pipistrello è di casa) diventando Harley Quinn, tra le eroine più ribelli mai conosciute. «Quando la quindicenne Harleen Quinzel viene mandata a vivere a Gotham city non è preoccupata: ha già vissuto molte situazioni difficili e sa come cavarsela nella città più pericolosa del mondo. E poi la più famosa drag queen di Gotham, Mama, l’ha presa sotto la sua ala, e sembra che Harley finalmente abbia trovato un posto dove crescere ed essere veramente sé stessa». E vissero tutti felici e contenti. Non proprio. Una multinazionale priva di scrupoli sta impossessandosi dell’intera metropoli, e quando Mama si trova costretta ad abbandonare la sua abitazione nonché il suo locale notturno, Harley va letteralmente fuori di testa. Ma, piuttosto che limitarsi a covare rabbia e rancore, sceglie di declinare la sua ira in azione tangibile, trovandosi di fronte ad un bivio: schierarsi a fianco dell’amica Ivy, che sta portando avanti una battaglia per trasformare Gotham in un posto migliore nel quale vivere (”guarda le schifezze che le multinazionali spacciano per cibo in questa città: da non credere”), oppure appoggiare l’anarchico Joker, che intende distruggere la metropoli in maniera tanto sanguinaria quanto spettacolare. «Pillola azzurra, fine della storia: domani ti sveglierai in camera tua, e crederai a quello che vorrai. Pillola rossa, resti nel paese delle meraviglie, e vedrai quant’è profonda la tana del bianconiglio», citando Morpheus della trilogia Matrix. Harley farà la sua scelta, e di conseguenza noi con lei. Un pregio di questo volume, (tra gli altri, scorre davvero bene), è quello di poterlo leggere anche se si è digiuni dell’universo interessato. Se poi a livello di illustrazioni amate certe atmosfere oniriche di Fabrizio De Tommaso, il disegnatore di Morgan Lost firmato da Claudio Chiaverotti per Sergio Bonelli editore, avete fatto bingo.







 

sabato 22 giugno 2019

Green Arrow

Freccia Verde è sempre stato un personaggio molto importante dell’universo DC, ha fatto parte a lungo della Justice League, ma negli ultimi anni ha ammesso di preferire operare più a livello stradale che misurarsi con essere divini come fanno i suoi compagni. La Terra quindi ha sempre avuto protezione, ma adesso le cose sono cambiate: con l’evento Justice League: No Justice la squadra è stata spedita nello spazio e adesso Oliver Queen è il grande difensore del pianeta…con il potere di sconfiggere l’intera lega della Giustizia.
Cercando di ridurre al minimo gli spoiler sulla trama, nel nuovo crossover dove eroi e villain uniscono le forze contro una minaccia in comune, vediamo Martian Manhunter consegnare ad Oliver una misteriosa scatola decorata. J’onn sta costruendo delle misure di sicurezza in caso la Lega un giorno possa commettere degli sbagli e qualcuno dovrà fermarli, scegliendo Oliver come “paladino” della Terra. La scatola infatti contiene vari modi per distruggere la squadra, rendendo di fatto l’Arciere di Smeraldo il più pericoloso dell’Universo DC.

 La lega sta cambiando. Se ci spingiamo troppo oltre, avremmo bisogno di qualcuno che possa fermaci. Tieni questa scatola al sicuro, è la cosa più pericolosa del pianeta e contiene la chiave per distruggere la Justice League se un giorno ce ne sarà il bisogno.













domenica 9 giugno 2019

The Flash

Il fulmine rosso, l’uomo più veloce del mondo, capace di compiere viaggi spazio-temporali fra epoche diverse e mondi paralleli, che in più di un’occasione è stato l’artefice della salvezza dell’universo DC Comics, gode finalmente oggi di una buona (seppur ancora non consistente) pubblicazione italiana.
Tutti voi, finalmente, potrete leggere le incredibili avventure di Flash.
 È un supereroe con il potere di muoversi a una velocità che supera sette volte quella della luce, violando le leggi della fisica. La prima incarnazione del personaggio è l'alter ego di Jay Garrick che, dopo avere inalato i vapori dell'acqua pesante, diventa l'uomo più veloce del mondo, indossando un costume rosso, blu e giallo, con stivaletti ed elmetto ornato ai lati da due ali come il dio Mercurio. Negli anni cinquanta si ha una nuova incarnazione del personaggio, Barry Allen, un chimico che viene colpito da un fulmine mentre è intento a testare alcune sostanze chimiche, trasformandolo in un supereroe con un nuovo costume tutto rosso e senza elmetto sostituita da una maschera.













sabato 25 maggio 2019

Wonder Woman

Prima supereroina dell'universo DC, Wonder Woman, che sia disegnata da George Perez o da Jim Lee, che sia in carne e ossa con le sembianze di Lynda Carter o quelle di Gal Gadot, è senza dubbio il personaggio femminile dell’immaginario a fumetti più amato, e più facilmente riconoscibile dell’editoria americana.
Il corsetto con i colori della bandiera a stelle e strisce e il fregio dell’aquila stilizzata che ricorda anche due W, la tiara con la stella, i braccialetti che intercettano le pallottole, il Lazo della Verità e l’aereo invisibile formano insieme un quadro memorabile e perfettamente chiaro anche a chi non legge i fumetti.
Tuttavia Diana Prince è molto di più di questo e adesso ci avventureremo con lei in una storia che parla di amazzoni, dèi dell’Olimpo, ambasciate, omicidi, invasioni aliene, e un po’ di bondage, che non fa mai male – a patto di essere tutti d’accordo sulla parola di sicurezza. La mia è “ananas”.
Questa storia comincia a gennaio 1942, con la pubblicazione di All Star Comics n° 8: “In un mondo lacerato dall’odio e dalle guerre degli uomini, appare una donna per la quale i problemi e le ambizioni degli uomini sono solo giochi da bambini”. Con queste parole l’autore che si firma Charles Marston introduce la sua creazione ai lettori: una donna forte, decisa, e superiore alle questioni mondane che possa salvare vite con il buon esempio e soprattutto con l’amore, ma che non disdegni qualche scazzottata ogni tanto, con quelli che proprio non vogliono darle retta, cioè, soprattutto, i nazisti, vista l’epoca. Ai disegni C’è H.G. Peter, un acceso sostenitore dei diritti delle donne come lo era Marston.
Diana, principessa delle amazzoni creata dalla regina Ippolita infondendo la vita in una statua d’argilla per intercessione di Zeus, lascia l’Isola Paradiso – talvolta anche detta Themyscira – dove vivono segregate dal mondo le amazzoni, per riportare al fronte Steve Trevor, pilota Alleato precipitato, e per dare il suo messaggio di pace al Mondo degli Uomini.
 Gli elementi che Marston aveva delineato per il suo personaggio sono già tutti in questa premessa: Wonder Woman è forte quanto gli uomini, ed è questa forza a consentirle di decidere di essere docile, affettuosa e sottomessa, tutte le qualità di una brava moglie. Siamo pur sempre negli anni ’40, e William Moulton Marston è un innovatore e un personaggio trasgressivo, ma non intende certo essere un rivoluzionario: vuole dare un messaggio sottile su come la società potrebbe diventare più egualitaria, ma vuole anche qualcuna in cucina a preparargli un sandwitch. Come psicologo, il professor Marston è noto per aver posto le basi per uno dei primo modelli di autovalutazione della personalità e delle relazioni, il DISC, che classifica il comportamento degli individui in base alla loro capacità di dominare gli altri e le situazioni, o di risultare passivi o sottomessi (…”Ananas!” “Ananas!” Scusate, sto cercando di difendermi da una folla di psicologi inferociti per quanto sto banalizzando la loro disciplina). Soprattutto però ha il merito di aver capito le possibilità del fumetto come mezzo per trasmettere valori positivi ai più giovani.
Come inventore, si deve a lui il poligrafo, cioè la macchina in grado di capire dalla misurazione del polso e della respirazione se una persona stia dicendo la verità o no. Come uomo e marito, Marston rigetta certe convenzioni sociali e vive in una relazione poliamorosa con due donne, è convinto che le dinamiche interpersonali per funzionare abbiano bisogno di un individuo dominante e di uno sottomesso, e ritiene che questo si esprima alla perfezione nella pratica sana e divertente del bondage, che insegna a maschi e femmine, grandi e piccini il piacere della sottomissione come antidoto all’ego distruttivo. In pratica, gli piacciono le persone legate e smascherare chi dice le bugie: ecco perché la sua supereroina è equipaggiata con un Lazo della Verità.
 Dicevamo: Marston ha idee molto chiare sul ruolo e sui diritti della donna nella società, crede che i fumetti diano il buon esempio, e i suoi articoli sul tema vengono notati da Max Charles Gaines, pioniere della stampa a quattro colori ed editore di All American Comics, che gli propone di scrivere un fumetto. il professore è un vulcano di fantasia ma non ha mai scritto niente del genere in vita sua, e quindi al momento di firmare la sua opera si cambia il nome in Charles, per aggiungere al suo lavoro un indizio di come l’editore lo avesse aiutato. Probabilmente, anche le sue due compagne di vita Elizabeth Holloway e Olive Byrnes, che lo sostengono in tutto, hanno avuto qualche ruolo in questa immacolata concezione.
 In particolare, si dice si debba alla Holloway l’idea di una superdonna, quando il primo soggetto a cui aveva pensato Marston era un superuomo pacifista, mentre è meno chiaro se una certa ispirazione nell’aspetto del personaggio sia stata presa o meno dalla Byrnes, un’idea elaborata soprattutto dal recente film sulle loro poco convenzionali vite. (…”Ananas!” “Ananas!” Scusate, sto cercando di difendermi dal fantasma di William Moulton Marston adirato per come ho banalizzato la sua biografia).